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Dark Frontier: l’oscuro wester fantascienfico

acquista su www.weirdbook.itDark Frontier: c’è grande attesa per l’uscita del fumetto scritto da Massimo Rosi e disegnato da Luca Panciroli, che sarà pubblicato in Italia da Weird Book e in America da Caliber Comics. Dark Frontier è un “western fantascientifico” ambientato in un mondo post apocalittico con atmosfere alla John Carpenter, una storia che affonda le sue radici nella nostra società attuale, con i suoi mali e il fantasma di un futuro oscuro, dove non esiste più cultura e la speranza è relegata nelle mani di due ex ribelli innamorati…

Luigi Boccia ha intervistato per Weird Book i due autori di Dark Frontier.

 

MASSIMO ROSI

Ci sono dei riferimenti chiaramente carpenteriani in questa storia, e per la precisione penso a 1997: Fuga da New York. Ci puoi raccontare di cosa parla Dark Frontier?

Sicuramente, e in qualche modo forse anche a livello inconscio, sono un grande fan di Carpenter, di tutto quello che ha fatto, o quasi, e ho sempre cercato in qualche modo di “rubare” qualcosa nel suo modo di raccontare e di dirigere una storia. Mi fa piacere che questo tratto Carpenteriano si possa notare nella mia scrittura.
Dark Frontier nasce come un’esigenza di esprimere quello che ultimamente ci bombarda alla Tv, da Trump a questo incessante desiderio di incastellamento che si fa sempre più forte nelle persone, il chiudersi nel proprio paese. Ecco, Dark Frontier fondamentalmente analizza in maniera post apocalittica quello che succederebbe, secondo me, dopo essersi barricati in casa propria, dove niente entra e niente esce; quindi una grossa esigenza di risorse che non sono infinite, il crollo della cultura e della società, le persone che sono sempre più “ingovernabili”… Poi di contro (come in buon Cormac MacCarthy insegna) c’è una piccola luce in tutta questa oscurità umana: è una coppia, una coppia di due tipi davvero tosti, un tempo ribelli (proteggevano le riserve verdi dagli uomini del Presidente che stavano disboscando e scavando ovunque per trovare risorse naturali); lui un bestione che, durante le lotte contro il governo, è stato pestato così ferocemente che ha perso l’uso della parola e sembra diventato più bestia che uomo; lei invece, chiaramente ispirata alla mia compagna, ancora innamorata cerca un modo di risanare in qualche modo la ferita del compagno per poi fuggire oltre la Frontiera a sud e lasciare gli Stati Uniti.
È una storia d’amore piuttosto cruda.

acquista su www.weirdbook.itHai pubblicato diversi lavori in America, tra cui Morning Star, sempre con Caliber Comics, e Graveland per la Scout Comics. Come sei arrivato a lavorare con queste realtà importanti del fumetto internazionale?

Come mi ha detto il mio caro amico Alessandro Vitti, “ho investito su me stesso”… Nel 2011 ho preso la dura decisione di partire, mollare tutto per realizzare questo mio desiderio. Siccome è molto difficile per uno sceneggiatore arrivare sul mercato USA, ho prima lavorato prima come fornaio e poi come receptionist, mentre scrivevo la notte (in reception). Ho messo da parte un po’ di soldi, ho fatto prima un’esperienza di alcuni mesi a New York e poi di più di un anno a Toronto. Lì ho imparato a scrivere in lingua (anche se per i dialoghi lavoro sempre con un madrelingua), poi ho cominciato a portare i titoli ai Comicon personalmente e a parlare con gli editori.
Dopo un annetto ho ricevuto il mio primo contratto con Titanium Comics e poco dopo con Ardden Entertainment (ora Scout Comics). Brendan Deneen ha creduto molto nel mio lavoro e tutt’ora ho molto da lavorare.

Hai altri progetti italiani o internazionali (fumettistici e non) in essere?

Sì, per fortuna. In Italia ormai lavoro attivamente con Weird Book, per la quale sono sia Editor della sezione fumetti e autore, importando in Italia molti dei miei titoli esteri. Poi ho due albi in uscita con Shockdom (Long Distance e Gaijin Salamander).
Mentre all’estero prossimamente Morning Star, Wrath of God e lo stesso Dark Frontier usciranno per Caliber Comics; ed abbiamo il mio primo titolo in uscita in Francia per Yil Editions intitolato Sotto la Stella del Nord (una roba che mescola storie di vichinghi e Grandi Antichi). Poi ho un altro paio di lavori che aspettano conferme (spero). Un cortometraggio da girare scritto da me sulla storia del Vurdalak, il vampiro russo e due romanzi da cercar di piazzare. Incrocio le dita per tutto quanto, incrociatele con me.

Il tuo background? Da dove arrivi, chi sei, e qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere…

Sono di nascita livornese e di adozione grossetano. Ora vivo a Firenze e insegno alla scuola di fumetto “The Sign”. Ho studiato alla Scuola Internazionale di Comics, sia a Firenze che a Reggio Emilia diventando sceneggiatore, poi come ho sottolineato prima, ho seguito la mia strada per arrivare a pubblicare all’estero.
Al momento cerco solo una stabilità economica seria facendo lo scrittore, che a tratti c’è e a tratti meno; quindi mi piacerebbe, che poi è un obbiettivo di una vita poter entrare in Dark Horse (editore che amo) e iniziare anche a invadere un po’ più il mercato francese.

 

LUCA PANCIROLI

Luca, perché hai scelto di lavorare  a questo progetto? Che cosa ti ha convinto?

Mi ha convinto l’autore e senza nemmeno troppi sforzi. A parte gli scherzi, quando Massimo mi ha contattato mi ha accennato alla cosa e come ho letto “western post apocalittico” avevo già accettato.  La fantascienza hi tech o low tech come in questo caso l’ho sempre trovata estremamente divertente da visualizzare

acquista su www.weirdbook.itCome hai immaginato gli ambienti e i personaggi? A cosa ti sei ispirato?

Per gli ambienti mi sono ispirato a tutto quanto sia stato realizzato sul post-apocalittico, dire Mad Max viene quasi naturale, ma c’è anche molta roba made in Italy come i film di Castellari tipo Fuga dal Bronx e i Guerrieri del Bronx, o quelli di Sergio Martino, tipo 2019 – Dopo la Caduta di New York. Ho utilizzato ambienti reali, poi li ho sporcati a dovere e li ho modificati con qualsiasi cosa potesse capitare sottomano alla gente che vive in quel mondo. Ma la parola d’ordine per me è stata “sporcizia”. Lo volevo sporco e polveroso. I personaggi, beh quello è stato facile, si chiamano Maximov e Lucreline sono chiaramente il nostro Massimo Rosi e la sua ragazza Lucrezia. Il suggerimento venne da Massimo, ed in effetti sono perfetti per quel ruolo.

Qual è il mondo immaginifico di Luca Panciroli? La nostra è una società che scorre veloce, nel senso che consuma in fretta, mastica e dimentica, una società onnivora basata sull’immagine, sulle interconnessioni, sugli slogan, sui social network, sempre alla ricerca frenetica di nuovi traguardi (o illusioni) da raggiungere. Tutto ciò in che modo influenza oggi il tuo lavoro? Come sta cambiando il fumetto?

acquista su www.weirdbook.itIl mio mondo immaginifico è fatto di tutto quello che mi piace, ci sono orrori tentacolari che puzzano di pesce accanto ad amazzoni tettone con cannoni sparapachidermi, ci sono le immagini disturbanti dei mondi di William Burroughs accanto Barry Lyndon. Non ho una via da seguire, sono più un cane, tiro di naso e vado dietro a quello che mi piace.
Mi sono allontanato dal fumetto, e dal disegno in generale per diciassette anni, per tutto quel tempo non ho mai disegnato, mi sono allontanato da quel mondo ed ho perso tanta roba. Capisco come si è sentito Capitan America quando lo hanno scongelato. Tornando a fare fumetti mi sono sentito come lui, una specie di straniero. Ad Ade, al tempo di Erinni spedivo le tavole col corriere, lui mi mandava le sceneggiature per posta, quella cosa coi postini, hai presente? Quella. Poi ho ricominciato nel 2015 e c’era Facebook, c’è Dropbox, c’è la Cintiq. Ecco, tutto questo ancora non l’ho metabolizzato, non sono in sincrono coi tempi, ho ancora i miei. E i miei tempi sono dilatati. Detto questo io lavoro solo ed esclusivamente in digitale adesso, ho un’età, mi si è abbassata la vista e anche con gli occhiali faccio fatica a stare sul foglio di carta.

Da un punto di vista artistico e lavorativo com’è la situazione del fumetto in Italia?

A questa domanda non so davvero che rispondere, sono di nuovo in sella da talmente poco tempo che ancora non mi sono fatto un’idea ben precisa, sto prendendo le misure a tutti, editori, colleghi, lettori. Ti racconto una cosa, passeggiando per Firenze insieme ad Alessio Landi (col quale ho realizzato Winterdeth) dopo il nostro solito rituale che consiste in due panini col lampredotto e mezzo litro di chianti, ci imbattiamo, in centro città, in una scolaresca in gita. Saranno stati più o meno una trentina di ragazzi e ragazze, tutti in pausa e tutti a sedere su delle gradinate. Bene, due stavano leggendo un libro, uno un fumetto e tutti gli altri spippolavano con lo smartphone. Come si dice dalle mie parti: la vedo buia, a cominciare dai lettori che alla fine sono quelli cui il fumetto si rivolge. Spero di sbagliarmi però.

E il tuo primo lavoro che ti vede impegnato con una casa editrice negli Stati Uniti?

Direttamente sì, e sono anche molto contento di questo per vari motivi, uno dei quali è il formato della tavola, col comic book mi trovo davvero bene e devo ringraziare Massimo per la possibilità che mi ha dato.

E ringrazio anche te, Luigi.

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